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4 Febbraio Feb 2016 1034 10 months ago

Quando un Bach entrò in Duomo

“Sono stato fatto organista in Milano”: così scrisse Johann Christian nel 1760

Tra le maestose navate del Duomo di Milano, lì dove l’armonia dell’architettura diviene un tutt’uno con la preghiera, il suono dell’organo accompagna lo scorrere dei secoli sin dall’inizio della costruzione della Cattedrale. L’attuale strumento, costruito nel 1938 e composto da cinque corpi e da 15.800 canne, di cui la più alta misura oltre nove metri mentre la più piccola misura pochi centimetri, mantiene saldamente il secondo posto a livello europeo per ciò che concerne il numero di canne e di registri (superato solo dallo strumento del Duomo di Passau, in Germania), risultando iscritto nell’albo d’oro dei quindici organi più grandi del mondo.

In oltre sei secoli di vita, il Duomo di Milano ha visto avvicendarsi molti organisti, ma la storia che vogliamo raccontarvi oggi è quella di Johann Christian: quando un Bach entrò in Cattedrale. Traccia della sua presenza resta ancora oggi tra le preziose carte dell’Archivio della Veneranda Fabbrica.

SI INNAMORÓ DELLO STILE ITALIANO - Nato a Lipsia nel 1735, ultimo dei figli di Johann Sebastian, educato musicalmente in famiglia dal padre e dal fratello Carl Philip Emanuel, Johann Christian Bach studiò a Berlino, venendo a contatto con lo stile italiano nel locale teatro d’opera, al punto di innamorarsene e di venire in Italia, prima a Bologna e successivamente a Milano. Proprio qui, grazie all’amicizia con il conte Agostino Litta che ne apprezzava le doti di valente musicista, Bach riuscì a conquistare il posto di secondo organista del Duomo, succedendo a Michele Caselli.

800 LIRE ALL’ANNO - La nomina di Bach avvenne nel 1760 quasi in concomitanza con il successo di alcune sue opere teatrali. Il 27 giugno dello stesso anno scriveva in una lettera a padre Martini di Bologna: «Le do’ notizia che sono stato fatto organista del Duomo qui in Milano, quale posto mi renderà 800 lire all’anno e poca fatica». Bach venne così a contatto con la straordinaria bellezza della Cattedrale e con la ricchezza della liturgia ambrosiana.

Era però destino che tale collaborazione dovesse durare solo qualche anno. Bach, infatti, con il successo delle sue prime composizioni, decise di ricorrere alla Fabbrica per chiedere il permesso di trasferimento per un anno in Inghilterra per comporre due lavori «con stipendio assai buono e di sommo suo vantaggio». Nel dicembre 1763, rinunciò definitivamente al suo posto.

A Milano, Johann Christian scrisse due Messe, un Requiem, un Te Deum e altre opere.