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1 Aprile Apr 2016 1159 8 months ago

Quando i milanesi cantano il Duomo

Un viaggio attraverso la poesia popolare dedicata al simbolo di Milano nel mondo

“I Milanesi sono gente stranissima. Condannati a lavorare sempre sodo e a testa bassa e a diffidare dai suoni vuoti durante l’intera loro vita, che basta appena un volo di rondini incrini l’azzurro tra le guglie, o un barbaglio di sole svegli una vetrata, perché subito qualche vecchio, nascosto e buon ricordo salga struggente a battere al loro cuore o inumidisca i loro occhi. Dopodiché, inspiegabilmente adirati con loro stessi e quasi vergognosi della loro debolezza, subito tornano a casa e scrivono versi sulla loro Madonnina d’oro”. (Antonio Cassi Ramelli, 1965)

Nel suo cammino nella storia lungo quasi sette secoli, il Duomo è sempre stato fonte di ispirazione per uomini di fede, artisti, poeti e letterati. Alessandro Manzoni lo ha definito “l’ottava meraviglia”, Heinrich Heine si stupì che “quel lavoro di intaglio fosse fatto di autentico marmo”, Percy Bysshe Shelley alzato il suo sguardo, si accorse delle stelle che sembravano raccogliersi fra quella foresta di guglie, rendendo il Duomo superiore a qualunque altra opera d’architettura. Stendhal, Emerson, Carducci, Buzzati, Gadda, Cattaneo rimasero sperduti tra il fascino delle navate, della “fanciula di Jesse”, tra i raggi del giorno filtrati dalle vetrate, la luce abbagliante della piazza ed il candore marmoreo.

GUGLIE E STATUE CHE RENDONO GRANDE “EL NOSTER DOMM”
All’antologia qui citata però verrebbe meno una parte importante di tale produzione se non si trattasse delle penne più appassionate dei poeti dialettali milanesi, di quelle poesie dedicate a el noster Domm.
Le pubblicazioni si collocano fra la fine del XIX secolo e la prima metà del ‘900. Numerose sono le poesie dialettali scritte a fine ‘800, composte per lo più in contesti scherzosi o conviviali, come quella di Giuseppe Borgomanero, amministratore per una trentina di anni della Veneranda Fabbrica del Duomo: “Ecco el Domm! L’è tutt de sass!”.
Un inno alla “nostra montagna” nel cuore di Milano è il Canzoniere milanese di Gaetano Crispi, fra cui la poesia Su sul Domm. Nel Milanin Milanon di Emilio de Marchi (1902), esempio tipico di valorizzazione dialettale in prosa cadenzata, El noster Domm contiene la famosa giaculatoria alla Madonnina che apre e chiude il canto: “O Madonna indorada del Domm, fina tant che te vedi a lusì, mi stoo ben, sont allegher, foo i tomm. Ma on moment che no t'abbia pu lì sotta j'oeucc — o Madonna del Domm -- senti on voeuj, gh'oo on magon de no dì”.
Enzo Marana dedica al Duomo nel 1910 il volume De penser in vers e quadretitt dove l’ispirazione spazia fra guglie, bassorilievi e statue; Giannino Sessa nel 1923 esprime un senso di religiosità profonda quando trasforma poeticamente in immagini cromatiche il commento agli episodi biblici rappresentati dai finestroni del Duomo (Invedriad del Domm). Luigi Medici raccoglie quattordici sonetti ispirati a soggetti mai cantati da altri: El monument del medeghin, La tomba d’Aribert, El Santo Ciod, La Meridiana.  
A metà degli anni ’30 del ‘900, estinta la Famiglia Artistica che aveva raccolto intorno a sé validi poeti meneghini, i superstiti si dividono tra la Famiglia Patriottica e la Meneghina, il cui motto si riassume in un volume di poesie dialettali del 1940 “per respirà quell’aria d’ona volta”.

UNA GARA TRA POETI PER CELEBRARE LA MADONNINA
Dopo la Seconda Guerra Mondiale riprendono i concorsi banditi dai vecchi e nuovi sodalizi meneghini, mentre altre istituzioni milanesi sono impegnate nella difesa e nella diffusione del dialetto come l’Università popolare, la Società del Giardino, il Filologico, l’Accademia del dialetto milanese, El Sciroeu di poetta, l’Accademia della Tavola Rotonda e molti altri. Sia nella Strenna che nella Rassegna della vita milanese si mantiene viva per alcuni anni la stampa dell’Almanacco, iniziativa editoriale per articoli e poesie dedicate al Duomo.
Il motivo ispiratore ricorrente negli Almanacchi meneghini è “La cara Madonnina in scima al Domm”. 
In occasione del secondo centenario della Madonnina nel 1975, la Veneranda Fabbrica del Duomo indice una gara fra tutti i poeti dialettali affinché celebrino questa importante ricorrenza nella loro parlata popolare. 
Fra le centinaia di poesie giunte, ne sono scelte venti tra cui tredici poeti milanesi, ad esempio Alvaro Castelli, Mario Comolli, Enrico Giuliani, Fermo Roggiani. 
Le più famose in assoluto rimangono però le parole della canzone di Giovanni D’Anzi: “O mia bella Madonnina – che te brillet de lontan – tutta dora e piscinina – ti te dominet Milan”.