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28 Aprile Apr 2016 1527 7 months ago

Le Cave di marmo di Candoglia

Una storia di attese e di sapienza

Le Cave di marmo di Candoglia sono ubicate a monte nella frazione di Candoglia del Comune di Mergozzo, sulla sinistra del fiume Toce proprio all’imbocco della Val d’Ossola, a cento chilometri a nord-ovest di Milano.

UN PRIVILEGIO NEI SECOLI, AD USO ESCLUSIVO DELLA FABBRICA DEL DUOMO DI MILANO 
“Pertanto considerate le sue esposte ragioni, con il presente Decreto, ordiniamo al nostro Capitano del lago Maggiore, al Vicario di Locarno e al nostro Podestà di Intra e Pallanza e a tutti i nostri Ufficiali a cui spetta, di esigere in modo assoluto che per conto della Fabbrica della Chiesa maggiore della nostra città di Milano si possano cavare le pietre di cui si parla nella su riferita supplica, su beni di coloro dove dette pietre si trovano e per reverenza a detta Chiesa si possano liberamente asportare e condurre senza alcun esborso di denaro, come sinora è stato fatto”.
Lettera patente di Gian Galeazzo Visconti ai Deputati della Fabbrica
Lodi, 24 Ottobre 1387

Fu Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano e fondatore della Veneranda Fabbrica del Duomo, a decidere di sostituire il mattone, originariamente pensato per la costruzione della Cattedrale, con il marmo di Candoglia.
Con il suddetto Decreto, fu concesso il trasporto gratuito “sine pecuniae” dei marmi attraverso le vie d’acqua, consegnati alle rive del naviglio, in modo tale che fosse possibile averne sempre in abbondanza per la “rehedificatione vestae mojoris ecclesiae mediolanensis” e per la conservazione nei secoli dello splendore della Cattedrale.

UN MARMO “UNICO” PER IL DUOMO, SEGNO DI VALORI RELIGIOSI E CIVILI   
Nella sua scelta di concessione si faceva prevalente l’aspetto politico della donazione di Gian Galeazzo Visconti. Infatti, il gesto sottendeva un ambizioso programma di sviluppo, poiché il signore di Milano intendeva dotare i suoi possedimenti di mezzi di trasporto avanzati ed efficienti per esigenze di carattere commerciale e militare.
Il privilegio di escavazione fu rinnovato a più riprese e ulteriormente a Pavia il 21 agosto 1473 da parte di Galeazzo Maria Sforza, Illustrissimo Signore di Milano e conte di Virtù. Nel decreto egli rimanda e cita la precedente concessione del 1387 a favore della Fabbrica e riconferma l’autorizzazione. Fu severamente proibita la vendita o l’uso commerciale di quei marmi e di quelle pietre.
“Dignetur per suas opportunas litteras concedere de novo dictum montem cum suis pentinentiis praefatae fabricae, et decernere ac declarare, quod nullus absquae licentia ipsorum deputatorum praefetaea fabricae in eo monte cavare nec cavari facere possit de marmore in eo existente”.

La concessione divenne quasi un fatto di fede e di costume in tutte le epoche. Attraverso i secoli e con il susseguirsi dei vari governi e delle varie amministrazioni, da quella spagnola, a quella francese, a quella austriaca ed infine a quella italiana che hanno segnato le vicende del territorio che ha visto il Duomo crescere e restare un grande segno religioso e civico, si è così arrivati fino a tempi più recenti. Con l’art. 1 del Decreto Legislativo n° 214 del 19 febbraio 1928, lo Stato Italiano ha confermato “[…] l’esistenza della servitù perpetua spettante al Duomo di Milano sui fondi pubblici e privati del monte di Candoglia di scavare liberamente e gratuitamente i marmi e selci per uso della Fabbrica con divieto di chicchessia di cavare trasportare e vendere il materiale suddetto, senza l’assenso dell’Ente stesso. È fatta eccezione solamente per il materiale necessario alla costruzione e manutenzione degli edifici esistenti in loco”.

Dopo sette secoli di escavazione e di lavorazione del marmo di Candoglia per la Cattedrale, la Veneranda Fabbrica del Duomo rende accessibile online il Diario dei Cantieri: un diario per immagini, aggiornato ogni settimana, per raccontare il grande lavoro nascosto dietro ad ogni guglia e restauro del simbolo di Milano nel mondo.

Oggi, come sempre, le Cave di Candoglia continuano ad assolvere al loro gravoso compito, proseguendo il “miracolo” di Gian Galeazzo che fece di questo luogo predestinato un centro di lavoro e di vita al servizio della città.