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4 Agosto Ago 2016 1653 4 months ago

I capitelli del Duomo di Milano si svelano sotto nuova luce, dopo secoli di penombra

Il nuovo impianto di illuminazione inaugurato nel 2015 esalta la straordinarietà del patrimonio artistico della Cattedrale

Il 1 maggio 2015, in occasione dell’avvio di Expo Milano 2015, con una stupenda “Festa di Luce”, è stato inaugurato il nuovo impianto di illuminazione del Duomo di Milano realizzato per la Veneranda Fabbrica dall’Ing. Pietro Palladino (Studio Ferrara Palladino e Associati) allo scopo di dare risalto alla secolare storia del Monumento, di trasformare la luce nello strumento di valorizzazione della magnificenza delle architetture e sculture e di celebrazione del più importante centro di preghiera della città.

Non a caso, una volta varcato l’alto portone del Duomo di Milano, simbolo del popolo meneghino, è impossibile non lasciarsi sbalordire dalla monumentalità dell’insieme architettonico, dal fuori scala che accompagna lo sguardo, fin dal primo momento, verso l’alto. Una ritrovata bellezza, godibile grazie ai lumen (potenza luminosa) dei LED installati, che hanno progressivamente svelato le parti in penombra e nascoste delle volte, “nel vorticoso slancio delle arcate intrecciate e delle colonne”.

Dopo un primo momento di smarrimento di fronte ad una tale maestosità dovuta alla severità ed alla predominanza di verticalità tipica dello stile gotico, si avverte l’ammirazione per la sapiente cura di dettagli, l’originalità e l’eccezionalità artistica dell’assetto decorativo, privo di precedenti, dei capitelli illuminati.

I capitelli sono fra gli elementi più caratteristici dell’architettura del Duomo, si trovano alla sommità dei 52 piloni a fascio, ad un’altezza di 18 metri circa e sorreggono l’imposta dell’arco a sesto acuto; dividono la Cattedrale in cinque navate creando una vera Bibbia di pietra.

Sono alti 6 metri – la misura di 10 braccia milanesi è il modulo metrico indicato nel disegno registrato da Antonio di Vincenzo nel 1390 – e ospitano da 8 a 32 sculture a tuttotondo, collocate nelle nicchie e sui pilastrini cuspidati. Risalgono ai prototipi elaborati alla fine del Trecento da Giovannino de’ Grassi, Matteo da Campione e Jean Mignot (1401).

I soggetti sono soprattutto santi e personaggi dell’Antico Testamento. Riconosciamo San Francesco con il saio e le stimmate sul petto, gli evangelisti e i santi, raffigurati con un libro in mano.  Si incontra anche la statua di Santa Lucia, protettrice degli scalpellini, con il piatto su cui si trovano i suoi occhi, simbolo del martirio sofferto.

Osservando ogni singolo particolare della Cattedrale dalle colonne, ai capitelli, alle volte, la mente si perde al solo pensiero che tale lavorazione e dovizia di particolari sia avvenuta in una situazione di penombra. Anche in questo sta racchiuso il segreto della maestria con la quale la Veneranda Fabbrica ha custodito con scrupolosità e sublime devozione questo stupendo Monumento, sino ai giorni nostri.