PAVIMENTO
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3 Novembre Nov 2016 1507 one month ago

Il Pavimento del Duomo di Milano

La testimonianza di una storia “lungh 'me la Fabrica del Domm”

Il disegno base del pavimento del Duomo di Milano è composto da una grande formella quadrata di marmo di Candoglia con un disegno geometrico floreale (una grande rosa circolare centrale, conchiglie a pettine e motivi floreali disposte assialmente sui vertici del quadrato) che si ripete in forma sfalsata. Fin dalle sue origini quattrocentesche si è sempre composto solo da tre materiali: marmo rosa di Candoglia, intarsio con lastrine sagomate di marmo nero di Varenna (Como) e rosso d’Arzo (Canton Ticino).

La prima notizia del pavimento del Duomo di Milano risale al 1392 quando venne dato ordine di completare la pavimentazione “a medoni” cioè in mattoni, dal fondo del coro fino alla porta che conduceva probabilmente in Santa Maria Maggiore, zona absidale il cui pavimento era descritto in marmo bianco alternato al nero.

Nel 1404 fu affidato a Marco da Carona che completò il pavimento della sacrestia settentrionale in marmo rosa dolce di Candoglia con intarsi a disegno geometrico in marmo nero e broccatello rosso.

In seguito alle disposizioni emanate da San Carlo per il decoro della Cattedrale, il 24 luglio 1567, venne commissionato a Pellegrino Pellegrini detto Tibaldi, il disegno per l’intero pavimento marmoreo, ma di realizzazione si tratterà soltanto il 27 maggio 1575. L’arcivescovo di Famagosta Ragazzoni criticò aspramente lo stato di conservazione del pavimento il 12 aprile 1576 ed intimò nel suo decreto di eseguire una decorazione conforme al disegno fatto dal Pellegrini nelle navate centrali e nelle due minori esterne, lasciando le mediane com’erano “per il passaggio dei carri con i rifornimenti per il cantiere”.

Fu grazie ad una delibera della Fabbrica, risalente al 29 dicembre 1585, che venne nuovamente incaricato Bernardo Robbiano (a seguito di una precedente rinuncia) di realizzare l’intera “solatura” del Duomo in marmo secondo i disegni del Pellegrini, mettendo a disposizione dell’architetto i marmi grezzi. L’appalto fu tolto al Robbiano dopo due anni e ripreso poi da Lelio Buzzi nella seconda metà del Seicento.

Il pavimento eseguito secondo il progetto di Pellegrino Tibaldi è stato realizzato a partire dal 1584 e fu oggetto di un importante rifacimento nel 1914-1920 voluto da Luca Beltrami nell’intento di far prevalere nella superficie in vista il più resistente intarsio colorato.

Infatti, per la forte azione abrasiva prodotta dal passaggio e dal calpestio, il bianco di Candoglia si usura in modo più rapido ed evidente rispetto ai marmi colorati, formando delle incavature che possono portare addirittura al distacco degli intarsi.

Da qui la necessità di intervenire fin da metà Novecento con sistematici interventi di manutenzione e restauro e, nel caso, rifacimento. Il restauro ha previsto finora interventi di integrazione dei tasselli marmorei nelle zone in cui si evidenziava assenza del materiale ed il consolidamento e stuccatura delle aree limitrofe. Sono state effettuate operazioni di verifica, sbiancamento, consolidamento, montaggio, accompagnamento displanare ad assecondare l’originale, levigatura superficiale e stuccatura.

Nei tre anni dal 2012 al 2014 è stato completato l’intervento di restauro della pavimentazione intarsiata sul pavimento del retro-coro, nella campata di ingresso del Duomo e nella Navata Centrale. Alcuni parti del pavimento originario sono esposte e conservate nel Grande Museo del Duomo, i lavori di manutenzione e sostituzione del marmo proseguono nel tempo e la Veneranda Fabbrica continua a farsi garante e responsabile, come dal 1387, della tutela e valorizzazione della Cattedrale, simbolo di Milano nel mondo.