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6 Giugno Giu 2017 1052 2 months ago

La Nona di Beethoven in Duomo: la riflessione del Papa Emerito Benedetto XVI

Una lettera personale dal Monastero Mater Ecclesiae a Mons. Borgonovo porta il saluto di Joseph Ratzinger in Cattedrale per il concerto con Zubin Mehta

Stupore e gratitudine. Sono questi i sentimenti suscitati dalla lettera personale che Benedetto XVI, Pontefice Emerito, ha voluto far pervenire all’Arciprete del Duomo di Milano Mons. Gianantonio Borgonovo in occasione dell’esecuzione della Sinfonia n. 9 in re minore per soli, coro e orchestra Op. 125 da parte dell’Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo diretti da Zubin Mehta nel Duomo di Milano il 3 giugno scorso.

Sono le ore 21.10 del 3 giugno scorso quando Mons. Borgonovo legge ai circa cinquemila spettatori del concerto presenti in Cattedrale la riflessione del Papa Emerito sulla Nona: il pensiero di Ratzinger, spintosi nelle profondità della musica di Beethoven di cui è fine conoscitore, scorre chiaro e limpido; suggestive righe che hanno il potere di tratteggiare chiaramente la lettura ratzingeriana di questo capolavoro.

Si pubblica di seguito il contenuto della lettera:

«[…] Sono contento che così risuonerà nella Cattedrale di Sant’Ambrogio una delle più grandi opere della musica occidentale. Infatti, quando un’opera del genere viene eseguita in uno spazio che chiama l’uomo all’incontro con Dio, interiormente diventa qualcosa più di un concerto; che pertanto non può rimanere nell’ambito puramente estetico, ma dall’interno rimanda al di là di esso. Beethoven conclude la sua Nona Sinfonia con un Inno alla Gioia, rappresentando in questo modo il dramma della sua stessa esistenza. Egli, come sappiamo, era un uomo profondamente sofferente ma che comunque ha cercato quella gioia alla quale l’uomo interiormente anela. Questo dramma interiore della sua vita è legato al dramma del suo tempo nel quale l’Illuminismo mise in discussione la fede cristiana nelle sue forme tramandate e tuttavia non poté smettere di scrutare e cercare Dio quale sola vera garanzia della gioia. Così, per Beethoven, il testo di Schiller diviene un rimando al padre affettuoso al di là del cielo stellato, che anche oggi, nel profondo mutare dei tempi, rimane garanzia della gioia. Che l’Europa abbia scelto come proprio inno quest’Ode alla Gioia suggerisce a noi cristiani che anche oggi, in un mondo sempre più buio, il Dio vivente ci rende certi che è un bene essere uomo. In questo senso auguro alla comunità riunita nel Duomo di Milano che il concerto del 3 giugno possa divenire per essa una gioia nel senso più profondo della parola. […] Benedetto XVI».