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15 Giugno Giu 2017 1709 4 months ago

La solennità del Corpus Domini in Duomo

Un antico rito tra le vie della città fino alla Cattedrale

In occasione della solennità del Corpus Domini, giovedì 15 giugno a partire dalle ore 20.00, la Cattedrale spalanca nuovamente le proprie porte per accogliere la grande processione che, presieduta da S. Em.za Rev.ma il Card. Angelo Scola, Arcivescovo di Milano, si porterà dalla Basilica di San Lorenzo Maggiore (in Corso di Porta Ticinese) al Duomo. Un antico rito emozionante, segno di una città che spera e che ama sperare, profondamente radicato nell’identità di Milano.

La festa del Corpus Domini, istituita da Urbano IV nel 1264, dopo il miracolo eucaristico di Bolsena (1236), si diffuse gradualmente in tutta la penisola italiana. Il più antico testo della messa e dell’ufficiatura del Corpus Domini a Milano sembrerebbe opera di Orrico Scaccabarozzi, Arciprete della Cattedrale milanese: ammessa tale attribuzione, si dovrebbe dunque stabilire al 1281-88 l’introduzione della festa in città.

Momento saliente della festa è la processione eucaristica, alla quale prendono parte molti fedeli. Il percorso di questa processione ebbe una storia non sempre facile, risentendo talvolta delle contingenze politiche, ma ebbe sempre come centro e cuore pulsante il Duomo, domus della Chiesa Ambrosiana, luogo dove solitamente essa terminava. Sappiamo comunque che la prima processione pubblica per il Corpus Domini si tenne a Milano il 15 giugno 1335, con partenza dalla Cattedrale di Santa Tecla, per portarsi successivamente fino a Sant’Ambrogio, per concludersi nella Cattedrale iemale di Santa Maria Maggiore.

Nei secoli successivi, i due poli della processione furono le due più importanti chiese di Milano, ovvero Sant’Ambrogio e la Cattedrale, ma vi furono momenti in cui essa fu consentita solo all’interno del Duomo. In particolare, durante la Repubblica Cisalpina, quando furono proibite le manifestazioni religiose per le pubbliche vie e, dopo il 1866, sostanzialmente fino alla Conciliazione, quando il Beato Cardinale Schuster, nel 1930, poté finalmente ripercorrere il tratto da Sant’Ambrogio alla Cattedrale seguito da un’enorme folla di fedeli.

La solennità del Corpus Domini ebbe un notevole impulso a partire dal Cinquecento grazie all’azione pastorale di san Carlo che, oltre all’annuale processione cittadina, volle che in ogni parrocchia, alla terza domenica del mese, si tenesse una processione eucaristica.

Alla processione cittadina, oltre alle autorità, intervengono solitamente le rappresentanze del clero secolare e regolare, i capitoli delle collegiate, i Canonici del Duomo e le confraternite; l’Arcivescovo reca l’ostensorio sotto un baldacchino portato dai membri dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento del Duomo di Milano, sodalizio che nel ‘700 commissionò una serie di ventisei grandi tele rappresentanti miracoli eucaristici ed episodi della vita di santa Caterina da Siena, devota dell’Eucaristia e patrona dell’Arciconfraternita. Essi venivano esposti tra i piloni della Cattedrale, mentre un altro quadro di minori dimensioni era collocato sulla porta centrale, raffigurante un ostensorio tra angeli adoranti.

Negli ultimi anni, la processione si svolge alternativamente fino alla Cattedrale o in diversi quartieri della città, testimonianza di una Chiesa Ambrosiana metaforicamente in cammino per raggiungere tutti, soprattutto coloro che risiedono non solo fisicamente nelle periferie della città, ma soprattutto in quelle esistenziali di un’umanità ferita e provata.

È interessante notare due caratteristiche tipicamente ambrosiane della liturgia legata alla solennità del Corpus Domini: innanzitutto il colore liturgico utilizzato per le celebrazioni che, a differenza del rito romano, è il rosso e non il bianco, un aspetto che sottolinea l’unità profonda esistente tra Passione ed Eucaristia.

Inoltre, si può rilevare che l’Arcivescovo reca l’ostensorio con l’Eucaristia tenendo in capo la mitra. Pare che questo fosse originariamente l’uso comune a tutta la Chiesa latina: quando poi, per esprimere meglio il senso di rispetto verso il Santissimo Sacramento, la liturgia papale abolì tale consuetudine, il cerimoniale ambrosiano fu l’unico a non uniformarsi all’innovazione.