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12 Gennaio Gen 2018 1400 9 months ago

Il Lucernario dei Vespri

Quando il Duomo si “riempie” di luce

L’alternanza quotidiana delle tenebre e della luce, letta in chiave religiosa, è il grande tema che caratterizza tutta la Liturgia delle Ore. Il Lucernario rappresenta l’elemento originario e più antico della preghiera dei Vespri: esso si pone nel solco della tradizione giudaica che, nell’ora vespertina, accendeva le lucerne del tempio mentre veniva bruciato l’incenso. Questo rito nato probabilmente da un’esigenza di carattere pratico – quella di illuminare il luogo dove si svolgeva la preghiera serale – è stato ben presto riletto in chiave teologica. Il lucernario rimanda direttamente alla figura di Cristo, Luce che non tramonta, attorno al quale nasce la preghiera e la speranza della Chiesa al di là delle tenebre del male e della morte.

La preghiera dei Vespri costituisce uno dei cardini dell’Ufficiatura quotidiana ed è caratterizzata, nella tradizione liturgica della Chiesa di Milano, da una struttura tripartita che prevede all’inizio la parte lucernale, al centro la Salmodia e al termine la parte “stazionale”, con la processione al Battistero o all’altare del Santo di cui si celebra la memoria. All’interno di questa struttura celebrativa hanno sempre avuto grande risalto e importanza i riti lucernari che, ancora oggi, danno l’avvio alla lode vespertina.
La Liturgia Ambrosiana è l’unica in occidente ad aver conservato questo rito, anticamente comune a tutte le tradizioni liturgiche, come elemento qualificante della preghiera serale. La Liturgia Romana infatti lo ha mantenuto solo in apertura della grande Veglia pasquale.

Dopo il saluto («Il Signore sia con voi»), mentre si canta il versetto di risposta dell’acclamazione a Cristo-Luce, il celebrante accende i cantari (candelieri), che i ministri gli presentano prima di disporli vicino o sopra l’altare. Quindi il sacerdote, ricevuto il turibolo, incensa l’altare come nella Messa, mentre si completa l’accensione di tutte le candele e le luci della Chiesa.
Il rito dell’incensazione evidenzia la caratteristica “offertoriale” del lucernario che, nella tradizione ambrosiana, risulta particolarmente evidente quando la solenne celebrazione dei Vespri è presieduta in Duomo dall’Arcivescovo. Egli infatti, secondo un’antica consuetudine, riveste i paramenti come per la Messa, quasi a sottolineare la profonda unità del sacrificio vespertino con quello eucaristico. Infine, durante il canto del Lucernario il sacerdote che presiede la celebrazione sta rivolto verso oriente, verso il luogo che rappresenta simbolicamente la sede di Dio, autore della luce: da oriente infatti sorge il sole, che allude al vero Sole, Gesù Cristo. L’uso di pregare rivolti verso oriente ha quindi ulteriormente arricchito il rito della luce di un profondo significato mistico e simbolico.

Al Lucernario segue l’Inno, un elemento celebrativo ricorrente e al tempo stesso qualificante della Liturgia delle Ore. Esso evidenzia il carattere di lode dell’Ufficio divino ed, esprimendo la verità dell’Ora, dà un’intonazione particolare alla preghiera, inquadrandola in un preciso momento della giornata e del cammino dell’anno liturgico.
La parte lucernale dei Vespri si conclude con il canto di un Responsorio, previsto solo in alcune circostanze più solenni, con la funzione di esprimere maggiormente il senso della celebrazione.

Nella liturgia del Duomo, il Lucernario apre la Messa vigiliare della Domenica, celebrata la sera del sabato precedente (ore 17.30), e la solenne preghiera dei Vespri il pomeriggio della Domenica e delle principali Solennità (ore 16.00), con la presenza dei Canonici del Capitolo Metropolitano.
Prima dell’inizio della celebrazione le luci della Cattedrale si affievoliscono fino a svanire. Fedeli e visitatori rivolgono il proprio sguardo all’altare, fino a che l’intero Duomo torna a risplendere, rischiarato dalla luce. È la gioia del Sole senza tramonto, di Cristo vincitore delle tenebre: «noi preghiamo e chiediamo che di nuovo venga sopra di noi la luce, e invochiamo la venuta di Cristo, che ci porterà la grazia della luce eterna» (san Cipriano).