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13 Aprile Apr 2018 0900 12 days ago

Lo splendore intagliato del coro ligneo del Duomo

Nel cuore della Cattedrale


Tra le meraviglie del Duomo, testimonianza dello splendore dell’epoca borromaica, spicca uno dei più raffinati capolavori d’intaglio della storia dell’arte sacra. È questo il coro, riservato ai canonici del Capitolo Maggiore e Minore della Cattedrale, posto nel cuore del tempio, dove si celebravano sia il sacramento eucaristico sia l’ufficiatura corale, situato all’interno della chiusura marmorea del tornacoro, nella zona retrostante l’altar maggiore, attualmente accessibile dall’area riservata alla preghiera cristiana.

Dopo la conclusione del Concilio di Trento, nel 1563, san Carlo dedicò molta cura ed attenzione nella realizzazione del presbiterio del Duomo, secondo i dettami ed i princìpi impressi dalla Riforma cattolica. Centro delle celebrazioni divenne il tabernacolo ed è in quest’ottica che nasce il progetto di dotare la Cattedrale di una maestosa corona architettonica ad esso, consistente in una doppia recinzione, volta a riaffermare la suprema importanza dell’Eucaristia quale elemento centrale della vita religiosa del cristiano. Si optò così per una recinzione marmorea all’esterno (con le Storie della Vergine) e lignea all’interno per il grandioso coro, destinato per l’appunto ai canonici.

San Carlo scelse Ambrogio, patrono di Milano, quale modello per sé e per il clero e volle così che le formelle della parte superiore del coro raffigurassero episodi della vita del grande santo arcivescovo, scelti dallo stesso Borromeo dalla biografia scritta da Paolino Diacono nel 422. L’opera fu progettata da Pellegrino Tibaldi, tanto nel suo impianto architettonico, veramente superbo e monumentale, quanto nel disegno preparatorio.

L’incarico di provvedere alla realizzazione del nuovo coro, in legno di noce, venne assegnato all’intagliatore Paolo de’ Gazi nel luglio 1567. Oltre al de’ Gazi, sei furono gli intagliatori che si avvicendarono per quarantacinque anni a narrare nei dossali superiori del coro la vita di Ambrogio: Riccardo de’ Taurini, Virgilio del Conte, Giacomo de’ Taurini, Giovanni de’ Taurini, Giovan Battista Mangone e Giulio Cesare Mangone, fino alla conclusione del ciclo ligneo, avvenuta nel 1614. Gli intagliatori lavorarono su disegni di Pellegrino Tibaldi (si ipotizza per 49 formelle), ma sappiamo che nel 1591 furono pagati altri 8 disegni ad Aurelio Luini, cui si aggiungono i 7 liquidati a Camillo Procaccini tra il 1598 ed il 1602 e perfino un contributo di Angelo Marini detto “Siciliano”.

Nei 71 dossali riservati al Capitolo Maggiore della Cattedrale si svolge la narrazione della vita di Ambrogio, mentre negli specchi inferiori appaiono i martirii dei santi. Ai vescovi della Chiesa Ambrosiana sono invece dedicati i dossali del Capitolo Minore.

Ripercorriamo così gli episodi più significativi della vita di Ambrogio: dopo la lunga sezione biografica e prima delle scene che si riferiscono all’agonia della morte del Santo, è stata inserita la serie di formelle dove viene presentata l’attività di pastore e di vescovo, riguardante le virtù ed i costumi di vita del personaggio.

L’opera rappresenta un capolavoro di straordinaria bellezza, ammirato da tutti coloro che accedono quotidianamente alla Cappella Feriale per le celebrazioni.

Per approfondire:

E. Brivio - M. Navoni, Vita di Sant’Ambrogio narrata nell’antico coro ligneo del Duomo di Milano, NED - Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, 1996

in vendita presso il Duomo Shop