Madonna dalla lunga treccia
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12 Luglio Lug 2018 1601 2 months ago

La Madonna dalla lunga treccia: un’antica devozione in Duomo

Storia di un culto profondamente radicato nella Milano del Quattrocento

Il Duomo di Milano, capolavoro di fede e di arte, trae sicuramente gran parte della sua ispirazione dal culto vivissimo che il popolo milanese ebbe e ha tutt’ora per la Vergine “nel cui nome si dette inizio” all’edificazione della Cattedrale, come testimoniano gli antichi documenti della Veneranda Fabbrica.

Molte sono le forme artistiche attraverso cui gli uomini e le donne di ogni tempo hanno manifestato la loro devozione alla Madonna e numerose sono le raffigurazioni di Maria presenti in Duomo (si pensi ad esempio alla celebre Madonnina che veglia su Milano dalla sommità della Guglia Maggiore). Tra queste, ce n’è una particolarmente curiosa che conobbe un momento di particolare fervore soprattutto nel Quattrocento. È la devozione alla “Madonna del coazzone” o “della treccia”, raffigurata appunto con lunghi capelli. Il coazzone era un’acconciatura particolarmente in voga tra le dame dell’alta società tra la fine del Trecento e l’inizio del secolo successivo: una lunga treccia che univa capelli veri, posticci e nastri, volendo dare l’illusione di nuova naturalezza nella toilette femminile, anche se la reticella che assicurava la treccia al capo poteva essere finemente ornata e preziosamente guarnita. Il coazzone, ad esempio, era l’acconciatura preferita della giovane Beatrice d’Este, sposa di Ludovico il Moro.

D’influenza tedesca, questo soggetto molto particolare doveva essere con ogni probabilità più antico dell’inizio della costruzione del Duomo, già oggetto di devozione nell’antica Chiesa di Santa Maria Maggiore. In seguito all’abbattimento della basilica iemale, andò perduto e sostituito da una pittura analoga di Cristoforo de Mottis, databile attorno al 1466. Nel luglio 1465, infatti, era giunta dall’area tedesca un’effige mariana in argento con la richiesta di confermare se riproducesse fedelmente quella esistente a Milano, caratterizzata appunto da lunghi capelli. Purtroppo, il soggetto originario era andato perduto e Cristoforo de Mottis fu incaricato di ridipingere l’immagine a partire dal modello giunto d’oltralpe. Il quadro venne così appeso su un pilastro della Cattedrale, finché nel 1479 Pietro Antonio Solari ne riprodusse nuovamente il soggetto con una statua, ora conservata al Castello Sforzesco.

La Madonna del coazzone fu oggetto di grande devozione da parte dei milanesi del tempo. Collocata su un altare laterale, il culto si diffuse anche all’estero: ne furono trovate quasi quaranta riproduzioni dalla Baviera al Tirolo e nel 1481, presso l’Abbazia di Saint-Bertin, in Francia, fu dedicato un altare a “Notre Dame de Milan”.

Nella seconda metà del Cinquecento, san Carlo fece rimuovere infine la statua, forse per l’uso disordinato ed un poco superstizioso da parte dei fedeli di appendervi i doni votivi. L’altare resto però luogo di devozione di mariana: oggi è quello intitolato alla “Virgo Potens”, situato nella navata laterale sud (lato destro della Cattedrale), ai piedi del quale riposano gli Arcivescovi Eugenio Tosi, Giovanni Colombo e Dionigi Tettamanzi.

All’interno del Grande Museo del Duomo, nelle sale dedicate all’epoca viscontea, è visibile una piccola e raffinata scultura che ripropone l’immagine della Madonna del coazzone, testimonianza della devozione per la Vergine delle maestranze tedesche che lavoravano al cantiere dell’erigenda Cattedrale.