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2 Febbraio Feb 2016 1234 10 months ago

Il sorgere del sole e i sogni di Gian Galeazzo: storia della “raza” viscontea del Duomo

La vetrata che cela un antico racconto

In araldica, il sole è un simbolo di eternità, grandezza ed illustre nobiltà. Per questo motivo, nel corso dei secoli, il suo inserimento negli stemmi delle più antiche famiglie italiane, a raggi acuti alternati o ondeggianti, è sempre un segno che esprime potenza e ambizione. Aspetti che si fondono nella figura di Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano e fondatore della Veneranda Fabbrica del Duomo nel 1387, anno in cui prescrisse la scelta del marmo di Candoglia per la costruzione della Cattedrale che il popolo milanese, su impulso dell’arcivescovo Antonio da Saluzzo, aveva  recentemente intrapreso. A questo scopo, il 24 ottobre dello stesso anno, Gian Galeazzo cedette in uso alla Fabbrica le cave di Candoglia. Ma non era un atto di semplice generosità: Gian Galeazzo intendeva infatti fare della nuova Cattedrale anche un grande monumento per sé e la sua famiglia, espressione della potenza viscontea e primo simbolo di una città in grado di misurarsi con i più importanti centri europei.

Il simbolo di questo ambizioso progetto è certamente la famosissima “raza” (ovvero un sole raggiante), presente in Duomo all’interno del finestrone centrale dell’abside che accoglie la  Vetrata dell'Apocalisse (n. 20), simbolo dei Visconti quando accompagnata dall’immancabile “biscione”: “la vipera che il milanese accampa”, come scrive Dante nell’ottavo canto del Purgatorio. Il progetto originale, relativo alla parte scultorea di tale vetrata, fu approvato dal duca. Tuttavia, la raza, emblema visconteo, entra nell’interpretazione simbolica della vetrata come “Sol Iustitiae”, ovvero l’emblema di Cristo, posto sotto la raffigurazione del Padre e dello Spirito Santo, più simile a un’aquila imperiale che a una colomba.

Con la luce che filtra dalle grandi vetrate absidali, poste a est, proprio nella direzione del sorgere del sole, in queste prime giornate di febbraio, la grande raza del Duomo invita fedeli e visitatori a indirizzare il proprio sguardo ai suoi splendidi e caldi colori, preludio alla primavera imminente.