Bonaparte A Marengo
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28 Novembre Nov 2016 1153 13 days ago

Napoleone in Duomo

Una pagina di storia europea che ha lasciato un segno indelebile in Fabbrica


Nell’ambito dell’ampio servizio realizzato da Elisabetta Soglio e Giampiero Rossi, pubblicato sull’edizione di Milano del “Corriere della Sera” del 15 novembre scorso e che offre un quadro dei costi e dei possenti impegni affrontati dalla Fabbrica per portare avanti l’importante opera di tutela e di valorizzazione del simbolo di Milano nel mondo, è stato opportunamente ricordato come, fin dal Settecento, fosse stata preoccupazione dei vari governi (e da lì fino ai nostri giorni) garantire alla Fabbrica un sostegno per raggiungere i propri importanti traguardi.

Tutto ciò è spunto per richiamare la difficilissima situazione che la Fabbrica ebbe ad affrontare con il depauperamento del proprio patrimonio in epoca napoleonica. Infatti, fin dal 1797, all’indomani della sua entrata in Milano alla testa della grande Armata d'Italia, Napoleone si era informato dei lavori per ultimare la facciata del Duomo, che volle fosse compiuta nella certezza che tale gesto gli avrebbe guadagnato la simpatia dei milanesi. Per raggiungere questo ambizioso traguardo, obbligò la Fabbrica a vendere i suoi beni per un valore di 1.200.000 lire dell’epoca, così da finanziare i lavori necessari. E dovette insistere per tale vendita, perché soltanto il 24 febbraio 1810, egli assegnava alla Fabbrica due milioni di beni nazionali e lo fece perché essa aveva ormai venduto tutti i fondi e le case che possedeva.

Il 20 marzo 1811, la facciata fu illuminata per la nascita del figlio, che ebbe dal padre il titolo di re di Roma, ed il 31 marzo dello stesso anno, essa apparve ai milanesi nella nuova forma. Una descrizione del canonico Luigi Mantovani ci descrive lo straordinario spettacolo della Cattedrale protagonista del Te Deum del 15 aprile successivo: “Il Duomo era tutto parato al di dentro con damaschi delle varie chiese della città, al di fuori una bellissima illuminazione e grandi fiaccole ai piedi della scalinata, e palloni colorati sulla facciata e la guglia principale. Ai lati delle ultime porte laterali eranvi due orchestre con sessanta sinfonisti che suonarono sino a notte tarda”.

Tuttavia, tale periodo di apparente splendore coincise con una stagione difficile per la città, oggetto di continue richieste di soldi per finanziare le guerre francesi. Sotto la statua di S. Bartolomeo scorticato, in Duomo, apparve un cartello con la scritta “Regno d’Italia”. Tre anni dopo, il 28 aprile 1814, le truppe austriache facevano il loro ingresso a Milano.

Nonostante il temporale napoleonico, che si era abbattuto sulla Fabbrica con grande veemenza, essa seppe affrontare la bufera mettendo in campo tutta la propria energia e le sue competenze per trasformare un momento drammatico in un’occasione per affermare ancora una volta la centralità del Duomo non solo come segno religioso, ma come primo segno civico della città. Un ruolo che continua a rivestire, incidendo profondamente nel cammino di Milano e dell’Italia nella contemporaneità, portando ogni anno circa sei milioni di persone a varcare le grandi porte del Monumento. Un aspetto che, anche alla luce di quanto sapientemente realizzato dalla Fabbrica in questi ultimi anni nei suoi Grandi Cantieri, le amministrazioni non possono dimenticare.