BIBLIOTECA CAPITOLARE
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Biblioteca Capitolare

Consistenza del patrimonio:

- circa 500 manoscritti
- oltre 45.000 volumi a stampa
- 70 incunaboli
- più di 1.000 cinquecentine

La Biblioteca del Capitolo Metropolitano, situata nel Palazzo dei Canonici, è la più antica fra le Biblioteche di Milano oggi aperte al pubblico.


Alla Biblioteca è annesso l’Archivio del Capitolo Metropolitano, dichiarato di notevole interesse storico, che custodisce anche i documenti della Parrocchia di Santa Tecla, della Rettoria di San Gottardo in Corte, dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento.

La Biblioteca è aperta agli studiosi dal martedì al venerdì (dalle 9.00 alle 12.30) e il venerdì pomeriggio (dalle 14.30 alle 17.30). Per informazioni: bibarchimetromi@virgilio.it .

Origine e storia della Biblioteca Capitolare

Non esiste alcun documento che in modo diretto o indiretto parli della fondazione della biblioteca, così come non si può fissare una data certa di fondazione del capitolo metropolitano, la cui fisionomia e caratteristiche si deducono da eventi che interessano la vita della Chiesa milanese e dagli statuti che, nel corso dei secoli, ne hanno guidato l’attività. Sappiamo così che sul finire della dominazione longobarda l’ufficiatura in Cattedrale era ben organizzata, che l’arciprete Dateo aveva fondato nel 787 il primo brefotrofio di Milano e che accanto alla cattedrale erano fiorite scuole per la formazione del clero.

Ne deriva la constatazione dell’esistenza di un Capitolo cui non poteva mancare una conveniente dotazione di libri liturgici e di altre discipline. Si trattava del primo nucleo di un patrimonio librario da custodire, da usare e, naturalmente da ampliare e arricchire, così da organizzarsi via via in una vera e propria biblioteca. Questi dati, sia pure nella loro scarna essenzialità, attestano che questa biblioteca è la più antica di Milano. Le vicende più note e più documentate, perché spesso legate ai rapporti e talora alle controversie con l’amministrazione della Fabbrica del Duomo*, sono quelle di ordine logistico.

I problemi, anche di spazio disponibile per l’alloggio dei canonici che hanno preceduto ed accompagnato la costruzione del Duomo, hanno spesso creato difficoltà alla collocazione del materiale librario, come pure alla possibilità di aprire al pubblico l’uso dei libri, convenientemente incatenati, in modo che non fossero asportati. Di qui in diverse sedi, dal campanile ai locali di una delle sacrestie. Tutto questo è durato fino alla costruzione definitiva degli alloggi per i canonici ordinari del capitolo e dei locali in cui trovò sede la biblioteca, dapprima presso l’ingresso prospiciente la fiancata del Duomo e dal 1635 negli attuali locali sempre unitamente all’archivio capitolare.

Attualmente, il settore che maggiormente caratterizza la biblioteca è quello liturgico con particolare, ma non esclusivo, interesse per il rito ambrosiano. La ricchezza di testi liturgici si deve all’annessione ai libri capitolari di quelli appartenenti al maestro delle cerimonie, che un tempo aveva una biblioteca propria, nel suo ufficio.

I manoscritti “ambrosiani” costituiscono la parte più cospicua del patrimonio di codici e testi manoscritti, oltre 400, che dal sec. IX arrivano ai nostri tempi. È da ricordare che molti manoscritti della biblioteca, non solo quelli di natura liturgica, sono riccamente miniati, così da presentare notevole interesse anche dal punto di vista della storia della miniatura.
Per quanto riguarda i libri a stampa, si possono menzionare tutte le edizioni del ’400 con le opere di Sant’Ambrogio e di alcuni testi liturgici, tra cui un breviario monastico di rito “patriarcilino”, presumibilmente in uso nei monasteri agostiniani esistenti nella diocesi di Como nei secoli XV-XVII. Sono poi particolarmente notevoli, pur rientrando, in un certo senso, nella dotazione che ci si aspetterebbe di trovare in una biblioteca caratterizzata verso studi e ricerche storiche e religiose, alcune grandi collezioni di fonti, testi e studi del Seicento e del Settecento. Il programma delle edizioni seisettecentesche è completato da collezioni e opere singole di carattere biblico, patristico, teologico, spirituale e soprattutto giuridico. Proprio quest’ultimo settore, che prevale sugli altri, sottolinea l’interesse che i membri del capitolo, uomini di curia, potevano avere per le questioni e i problemi di natura strettamente giuridica.

Attualmente l’impegno per l’incremento del patrimonio della biblioteca che ammonta a oltre trentamila volumi deve tener conto innanzitutto di una situazione oggettiva: le limitate risorse finanziarie per le quali non può far affidamento su contributi pubblici fissi. Il primo impegno dunque, oltre all’ineludibile cura per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio librario più antico, è rivolto ai periodici, non moltissimi, ma di notevole livello scientifico, in particolare relativi alle discipline storiche e liturgiche.

Tutto questo, evidentemente, non può far dimenticare la preoccupazione di un aggiornamento serio, soprattutto nel campo delle scienze religiose e storiche, attraverso acquisti e scambi. Non mancano i doni e talora qualche lascito, soprattutto da parte di membri del capitolo. Rinnovata tecnicamente nella scaffalatura, in ordine al massimo sfruttamento dello scarso spazio disponibile, e nella schedatura per la più proficua consultazione possibile, la biblioteca, pur non disponendo di personale di servizio esclusivo, è aperta alle ricerche degli studiosi.