S. Maria Annunciata in Camposanto 1

S. Maria Annunciata in Camposanto

L’appellativo iniziale di “Camposanto” risale agli anni di posa delle prime pietre del Duomo ed al tempo in cui le preoccupazioni igienico-sanitarie non turbavano i milanesi, che sentivano l’esigenza di avere vicino i propri cari defunti.

A questo scopo, la Veneranda Fabbrica nel 1395 inizia la costruzione di un cimitero sul progetto di Giovanni de’ Grassi , che prevede la costruzione di un porticato poggiante sui piloni absidali del Duomo, nello spazio fino a quel momento occupato da materiale edilizio e alloggi per gli addetti ai lavori di costruzione del monumento, dove sorgeva anche una piccola cappella dedicata alle maestranze.

Il nome “Santa Maria” deriva invece da un grosso lascito del 1399, quando un devoto di  Maria Santissima lascia il suo patrimonio per la costruzione, o in Duomo o in Camposanto, di una cappella con diritto di sepoltura per sé e per i suoi eredi.

Infine “Annunciata”, che deve le sue origini ad un miracolo, il cui racconto è arrivato fino a noi grazie al Latuada(prete e storico milanese) secondo il quale, sotto i porticati di Camposanto, in attesa di essere posto all’interno della Cattedrale, giaceva un meraviglioso bassorilievo in marmo raffigurante una scena dell’Annunciazione opera del Seregni e del Pellegrini.

Un giorno un infermo si fermò a pregare davanti all’effige ed ottenne la guarigione istantanea, commuovendo l’intera città e spingendo la Veneranda Fabbrica a darle un posto di rilievo all’interno dell’edificio in costruzione, che sarebbe stato dedicato a S. Maria Annunciata.

Nel febbraio del 1661, il Camposanto perde definitivamente la funzione di cimitero, divenendo la chiesa dove i Fabbriceri potevano assistere collegialmente alla S. Messa festiva.

L’aspetto attuale deriva da un disegno dell’Ing. Quadri, che introduce la cupola, realizzata nel 1740 e, nel 1747, vengono aggiunti anche un bassorilievo raffigurante il Padre Eterno, gli affreschi delle volte (fra i quali spicca per bellezza la composizione pittorica con i quattro puttini) e vengono costruiti due altari: quello dei Quattro Coronati, santi martiri protettori degli scalpellini e quello di S. Antonio da Padova.

La chiesina ottagonale attualmente ha tre altari di marmo policromo: sull’altare maggiore vi sono due bassorilievi, quello dell’Annunciazione e del Padre Eterno, sull’altare di destra sono raffigurati i martiri di San Narbore e San Felice, con un ovale di S. Lucia ai piedi della pala. Sull’altare a sinistra la pala dedicata a Sant’Antonio da Padova.