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#ParoledArchivio N come Negativo

Il binomio negativo-positivo alla base della fotografia moderna

N Come Negativo Copertina
27 Febbraio Feb 2019 1644 27 febbraio 2019

L’idea che la fotografia fosse composta da due elementi, il negativo e il positivo, non fu, fin dalle sue origini, scontata né immediata. Già nel 1833 l'inventore e pittore dilettante William Fox Talbot conduceva esperimenti utilizzando fogli di carta trattati con sale da cucina e nitrato d'argento ed esposti alla luce per ore ricoperti da piccoli oggetti, come foglie o pizzo, fino a far comparire su di essi la loro traccia. Tuttavia le immagini negative così ottenute non erano stabili e l'azione della luce in breve tempo le anneriva completamente, inoltre i tempi di esposizione risultavano estremamente lunghi.

La rivoluzione avvenne grazie all’incontro tra Talbot e lo scienziato John Herschel che scoprì che l’iposolfito di sodio riusciva a fissare l’immagine ottenuta dalla luce sul foglio sensibilizzato all'argento. Talbot, inoltre, intuì che con l’acido gallico si poteva sviluppare chimicamente l'immagine latente che si formava sul negativo già dopo pochi secondi di esposizione alla luce, riuscendo in questo modo ad accorciare sensibilmente i tempi di posa. Così, nel 1841, egli potè finalmente presentare il primo negativo della storia: il calotipo (dal greco kalos: bello) un foglio di carta pregiata addizionato d’argento. Esso veniva posto nella macchina fotografica, esposto alla luce, sviluppato e fissato. Per stamparlo poi si poneva in un torchio, a contatto con un altro foglio sensibilizzato, e si esponeva nuovamente alla luce fino ad ottenere il positivo, la carta salata.

Herschel coniò, inoltre, i termini “fotografia” invece di “disegno fotogenico”, “positivo” e “negativo” al posto di “copia invertita” e “copia re-invertita”.

Il binomio negativo-positivo si rivelò subito vincente in quanto dette la possibilità di ottenere da un solo negativo una quantità illimitata di stampe. Essa percorse tutta la storia della fotografia analogica, quello che cambiò nel tempo furono i supporti. Negli anni Cinquanta dell’Ottocento infatti si ricorse al vetro per compensare la scarsa nitidezza della carta, e dalla metà del Novecento si diffuse l’uso della più pratica pellicola.

Presso l’Archivio si conservano oltre 40.000 negativi databili da metà Ottocento fino ai giorni nostri.

Nell’immagine: negativo su vetro alla gelatina sali d’argento, con maschera di cartoncino, e positivo all’albumina, montato su cartone con il nome del fotografo Antonio Strazza. Lo scatto riprende i modelli in gesso di parti della facciata del Duomo progettata da Giuseppe Brentano, collocati nel cortile del Palazzo dell’Amministrazione della Fabbrica (Mandato di pagamento n.187 del 1903).