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Le botteghe degli orafi all’ombra della Cattedrale

L’indissolubile intreccio tra la costruzione del Duomo e la vita della città

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8 Maggio Mag 2019 1728 08 maggio 2019

Scorrendo i documenti del capo Università e Paratici dell’Archivio storico della Veneranda Fabbrica del Duomo si incontrano tre incisioni di piccole dimensioni, che una nota archivistica dichiara trovate sparse altrove e collocate nel fascicolo relativo agli Orefici.

Come abbiamo già avuto modo di raccontare, l’Archivio raccoglie le testimonianze del ruolo della Veneranda Fabbrica come arbitro e interlocutore dei diversi protagonisti della vita commerciale cittadina lungo i secoli: essa si fece spesso infatti garante degli interessi delle diverse realtà corporative (orefici, facchini, offellari*, speziali, …) che animavano la vita del vivace capoluogo lombardo e che per contro divenivano, in un dialogo costante, promotrici di iniziative artistiche.

Tra i documenti relativi a queste corporazioni compaiono dunque queste incisioni (AVFDMi, Archivio Storico, cart. 114, fasc. 8), che riportano tre insegne di tre differenti orafi. Nel passato infatti, non molto diversamente da quel che accade ora, per segnalare le proprie botteghe, gli artigiani esponevano in corrispondenza di esse immagini e scritte per renderle più visibili alla potenziale clientela. E, come testimoniano questi esemplari, nel tempo iniziarono anche a far stampare tali insegne, corredate dal proprio nome e dalla descrizione della propria attività, in quella che può dirsi una vera e propria iniziativa pubblicitaria.

Le tre incisioni conservate in questo fascicolo sono databili rispettivamente intorno al 1794, al 1816 e al 1827. Nei primi due casi la data è ricavabile da alcuni appunti manoscritti sul verso, appunti che ci rivelano peraltro anche la ragione per cui, tra le carte della Fabbrica, si sono conservati questi antichi “volantini”: furono infatti usati come promemoria per il pagamento di alcuni lavori fatti dai rispettivi orafi per la Fabbrica. La terza incisione, invece, che raffigura in un’elegante cornice un organo, segno dell’orefice Melchiore Cattaneo, può essere datata intorno al 1827, anno in cui “L’interprete milanese, o sia Guida generale del commercio e dei recapiti di Milano per l’anno 1827” annovera, nel lunghissimo elenco di “Orefici, Argentieri, Bigiottieri e Giojellieri”, anche appunto un Melchiorre Cattaneo orefice, nella contrada de’ Pennacchiari “al segno dell’organo”.

Ancora una volta l’Archivio testimonia l’indissolubile intreccio tra la Veneranda Fabbrica e la vita della città di Milano, suggerendoci anche l’immagine di ciò che poteva scorgersi tra le fitte vie del centro, all’ombra della maestosa Cattedrale.

* “Offellari”: dal latino ofella (cialda, focaccia), furono i veri fondatori dell'attuale arte dolciaria milanese