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Piccole meraviglie d’Archivio

Piombo, cera e carta per autenticare gli atti

SIGILLO FRONTE 3D
12 Novembre Nov 2019 1737 12 novembre 2019

Quando si pensa a un archivio spesso la mente corre all’immagine di montagne di carta: fogli raggruppati in modo più o meno ordinato che raccontano, riga dopo riga, storie lontane nel tempo.

È sorprendente però scoprire quanto altro ci sia oltre alla “semplice” scrittura su carta. Un archivio è un universo di piccoli particolari, di tecniche e materiali che nel tempo si sono passati il testimone per convalidare l’autenticità degli atti. Tra gli elementi più affascinanti in questo senso ci sono certamente i sigilli.

Attestato fin dal IV millennio a.C., l’uso di apporre un marchio su oggetti a dimostrazione di una titolarità o di integrità attraversa la storia dell’uomo e raggiunge nel Medioevo una precisa connotazione giuridica, diventando uno degli strumenti fondamentali per l’autenticazione degli atti.

I materiali più diffusi in Occidente furono il metallo (e in questo caso si parla anche di bolle) e la cera vergine.

Nella prima foto vediamo una bolla di piombo pontificia, tra le tante conservate nell’Archivio della Fabbrica del Duomo. Si tratta di un disco di metallo che misura 35 mm di diametro e 4 mm di spessore: esso è ancorato alla pergamena mediante un cordoncino fatto passare attraverso due fori praticati nella parte inferiore del documento, appositamente piegata per aumentarne la resistenza (plica). Il cordoncino in questo caso è costituito da fili di seta, gialli e rossi, ad indicare la natura de gratia dell’atto: diversamente, in caso di disposizioni de iustitia (ordini giuridici, direttive d’azione) si sarebbe trovato il filo di canapa.

Il sigillo è costituito da due facce. Sul recto, secondo un’iconografia che si ripete per tutti i pontefici da Pasquale II (1099-1118) a Pio II (1458-1464), si vedono i volti degli apostoli Pietro e Paolo separati da una croce centrale e sormontati dai rispettivi nomi abbreviati S(anctus) PA(ulus) - S(anctus) PE(trus). L’intero sigillo e i due volti degli apostoli sono circondati da un bordo puntinato. Sul verso di volta in volta cambia il nome del pontefice.

La seconda immagine invece riproduce un sigillo sub charta, molto diffuso a partire dalla fine del Quattrocento. Per realizzarlo veniva versata una piccola quantità di cera sulla parte inferiore del documento sulla quale veniva apposto un sottile strato di carta. Imprimendo la matrice, la carta superiore si sagomava sulla cera sottostante rivelandone il disegno.

Dal Settecento in poi andrà diminuendo l’utilizzo del sigillo come elemento di autenticazione, lasciando spazio alla diffusione del timbro a inchiostro. La memoria di questo lungo cammino non è tuttavia perduta, ma ben conservata negli archivi, custodi di una storia che non è fatta solo di grandi eventi e famosi protagonisti, ma anche e forse soprattutto di piccoli particolari.