2018
15 Dicembre Dic 2018 0900 20 hours from now 6 Gennaio Gen 2019 1200 22 days from now
...

L’antello della Natività in Duomo

Esposto presso l’altare di San Giovanni Bono, nel transetto sud della Cattedrale


«Giuseppe, dalla città di Nàzaret, salì a Betlemme
insieme a Maria, sua sposa, che era incinta
»

A partire dal 15 Dicembre, in occasione del periodo natalizio, fino al prossimo 6 Gennaio, presso l’altare di San Giovanni Bono, è possibile ammirare “più da vicino”, rispetto alla sua collocazione abituale, un antello dedicato alla Natività del Signore.
L’antello proviene dall’originale vetrata quattrocentesca del Duomo dedicata al Nuovo Testamento. È questo il modo con cui la Cattedrale sceglie di “fare il Presepe” ogni anno.

Monsignor Domenico Sguaitamatti, Canonico del Capitolo Metropolitano e collaboratore dell’Ufficio per i Beni Culturali dell’Arcidiocesi di Milano, nel numero de Il Duomo Notizie in distribuzione gratuita in questi giorni in Cattedrale, tratteggia una descrizione accurata e precisa dell’Opera. Ne proponiamo qui un estratto che, tra arte e fede, ci aiuta a cogliere il messaggio racchiuso in questa scena della Natività.

«È un lento cammino cadenzato dall’incerto passo dei due animali da soma, che cercano sicurezza nel loro incedere tra i dissestati sassi dell’impervio sentiero. Un cammino scandito all’unisono, quasi ritmato, da una tacita intesa tra le due cavalcature che muovono i passi e ciondolano la testa con sorprendente sintonia. Gli zoccoli si aggrappano a ogni spazio di terra sicura, come a voler attutire ogni possibile urto o sobbalzo. Le teste, l’una si china a cercare conferma del passo compiuto, l’altra si alza a scrutare la via perché altrettanto sicuro sia il passo che viene. I loro occhi vigili e attenti, attraversati quasi da umana tensione, sembrano renderli consapevoli che questo cammino è speciale.
Un Dio già ‘fattosi uomo’, ma ancora nascosto nel grembo della madre che, incinta, cavalca il bianco animale: è questo particolare che ha dato finalmente ragione al vero cammino raccontato in questo antello.
Una superficiale e frettolosa visione, unita a un’errata lettura hanno precedentemente confuso questo cammino con la Fuga in Egitto, mentre è evidente che esso è una delicata e commovente traduzione in immagine del viaggio di Maria e Giuseppe verso Betlemme per farsi censire così come ricordato dall’evangelista: “Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta” (Luca 2,4-5).
E Maria, con il capo circondato di luce, cavalca seduta di lato, fragile nella sua figura giovane, timorosa per la sua inesperienza, ma soprattutto preoccupata per ‘il Frutto’ che porta nel grembo il cui evidente gonfiore è chiara prova di ciò che in lei ‘ha compiuto lo Spirito Santo’. Lo sguardo leggermente abbassato, fisso in un punto che appartiene più all’anima che non alla realtà che la circonda, rivela una certa serenità, ma non nasconde del tutto un groviglio di pensieri che la rimandano alle parole dell’angelo: «Colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio» (Luca 1,35).
Giuseppe, anch’egli con l’aureola di luce, affianca Maria, leggermente a seguire: la sua sicurezza nel cavalcare ne fa una giuda affidabile e un custode premuroso. Guarda intensamente la Vergine quasi a scongiurarne ogni possibile pericolo o difficoltà, anch’egli compreso nei pensieri coi quali l’angelo, svegliandolo nel sonno, gli ha rivelato la sua missione: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo” (Matteo 1,20).
Completano il racconto dell’antello tre giovani, che accompagnano il cammino. Il loro passo è più leggero e il loro camminare non sembra temere le asperità del sentiero, ma è il loro numero a essere emblematico e profetico. Non hanno caratteristiche di angeli, ma sono rivelatori della presenza di Dio, vero artefice e guida di questo cammino; annunciatori della vera identità di Colui che, già fattosi uomo, ma ancora nascosto nel grembo della madre, sta per ‘venire alla luce’. Egli è il Dio Trinitario che nell’abito dorato del giovane al centro celebra la sua Paternità, in quello rosso a destra manifesta la sua umanità e in quello bianco a sinistra si fa ‘soffio di Spirito Santo’».