Etimologia:
Il nome Abdon deriva dall’ebraico Avdon (עַבְדּוֹן), che significa “servo”, “schiavo” o anche “adoratore”.
Abdon è un martire originario della Persia vissuto nel III secolo d.C. , il quale subì il martirio a Roma. La sua identità, insieme a quella del compagno Sennen, è circondata da un alone di leggenda ma alla base abbiamo delle notizie certe, anche perché i due sono ricordati in molti testi ufficiali e martirologi: questi ultimi citano la deposizione delle loro reliquie nel cimitero di Ponziano a Roma, sulla via Portuense. Altri testi citano invece Abdon e Sennen come principi persiani che nella loro condizione di schiavi o liberti a Roma si prodigavano a seppellire i corpi dei martiri. A causa di questo tipo di impegno vennero presi di mira dalla persecuzione cristiana, imprigionati e decapitati dai gladiatori. Nella Basilica di San Marco Evangelista al Campidoglio c’è un altare con le reliquie e a loro dedicato.
Le vicende della statua nel Cantiere Duomo:
San Abdon è opera dello scultore Nardo Pajella, che la realizzò tra il 1951 e 1953. Egli è un giovane santo, alto e possente, rappresentato mentre sta compiendo un passo in avanti con lo sguardo dritto innanzi a sé. Porta la mancina al petto, mentre il braccio destro è abbassato lungo il fianco mentre tiene in mano la palma del martirio. In realtà esiste una versione più antica di quest’opera il cui modello fu realizzato dallo scultore Luigi Casareggio, mentre la trasposizione marmorea è opera dello scultore Gerolamo Argenti, il quale concluse la statua nel 1810. L’attribuzione delle diverse fasi di realizzazione ai due artisti viene testimoniata da un documento conservato nell’Archivio della Veneranda Fabbrica in cui il professore di scultura Camillo Pacetti afferma di essersi occupato dello spostamento del modello di S. Abdon dal laboratorio di Casareggio a quello dell’Argenti. Questa prima statua presenta però alcune differenze rispetto a quella “odierna”, come il braccio destro alzato e il sinistro che poggia sul fianco.




Tiburio

