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La perfezione sta nella cura dei dettagli

L’Archivio rivela storia di statuaria in Duomo

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14 Giugno Giu 2019 1648 14 giugno 2019

Come in molti edifici religiosi, nel Duomo l’arte viene utilizzata come forma di insegnamento, trasmettendo ai fedeli i messaggi contenuti nei testi sacri, e la decorazione scultorea, composta da 3400 statue e oltre 700 figure inserite negli altorilievi marmorei, non fa eccezione.

La statuaria del Duomo viene prodotta ininterrottamente da secoli: scorrendo i documenti conservati nell’Archivio della Veneranda Fabbrica, infatti, traspare il desiderio, presente in ogni epoca storica, che la cattedrale venga arricchita ogni volta di più. Inoltre, nei secoli passati sono state spesso realizzate statue destinate a sostituire esemplari deteriorati dal tempo.

Ciò che colpisce maggiormente però è l’altissima attenzione prestata ai dettagli di ogni statua, anche di quelle più piccole o quelle la cui collocazione le rende difficilmente visibili ai fedeli, come si evince dai documenti in Archivio.

La realizzazione di un’opera veniva curata in ogni suo minimo particolare dalla Veneranda Fabbrica, che forniva una serie di indicazioni cui lo scultore incaricato doveva attenersi. Questi poteva essere scelto in modi differenti, mutevoli nel corso dei secoli.

Tra Ottocento e Novecento, per esempio, la Reggenza Prefettizia della Veneranda Fabbrica si poteva rivolgere ad un artista affermato, oppure egli veniva individuato tramite un concorso. In entrambi i casi, i bozzetti delle opere dovevano essere valutati da una commissione artistica, spesso formata da membri dall’Accademia delle Belle Arti di Milano: questa commissione esprimeva giudizi molto dettagliati, che arrivavano anche a contestare scelte artistiche dello scultore.

Nel documento fotografato vengono riportati i commenti della Commissione Artistica relativi ai bozzetti, realizzati nel 1936, di 32 sculture destinate a decorare i capitelli di alcuni piloni interni, ossia pilastri portanti di grandi dimensioni. Particolarmente inusuale quello relativo al bozzetto della statua di Aurelio Bossi, raffigurante il Cardinale Federico Borromeo, dove si consiglia allo scultore di leggere “i Promessi Sposi” per una resa migliore del soggetto, più ispirata.

Testo realizzato da Elena Milani e Claudia Pasquini dell’istituto A.Banfi in occasione dell’esperienza di Alternanza Scuola-Lavoro presso l’Archivio della Veneranda Fabbrica del Duomo.