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Rito del “faro” nella Solennità di santa Tecla

Eucaristia capitolare nella solennità di santa Tecla, Patrona della Parrocchia del Duomo

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Dom, 22 Settembre Set 2019 1100

Dalla fine del II secolo è attestato il culto della vergine Tecla (la solennità liturgica ricorre il 24 Settembre), che non aveva esitato a versare il suo sangue per Cristo Signore. In suo onore furono edificate molte chiese: a essa venne dedicata l’antica Cattedrale di Milano.
Alle vergini consacrate il grande vescovo Ambrogio propose ripetutamente Tecla come modello di fede e di costante perseveranza nell’amore del Salvatore. Il nome di questa Martire è iscritto fin dai tempi antichi nel Canone eucaristico proprio della liturgia milanese.

In Duomo, all’inizio della Santa Messa capitolare, nella solennità della santa martire Tecla, Patrona della Parrocchia della Cattedrale, si compie uno dei riti più suggestivi della liturgia ambrosiana: il rito del faro.
Questa usanza deriva certamente da una tradizione più antica, risalente probabilmente al VII secolo e, in ambito milanese, proprio in riferimento alla liturgia del Duomo, almeno al XII secolo.
Il rito caratterizzava alcune celebrazioni particolarmente importanti, quando la processione d’ingresso era ormai giunta all’altare, si procedeva all’accensione del cosiddetto pharus, una sorta di lampadario formato da una serie di lumi disposti a corona e sopra ai quali era stato posto un anello di bambagia che, ardendo, comunicava il fuoco alle singole lampade.
L’interpretazione che gli studiosi danno di questo antico rito oscilla tra quella puramente funzionale (accensione rapida delle lampade quasi in una volta sola) a quella allegorica (immagine del trionfo e della gloria dei Martiri, nelle cui feste si celebrava questo rito), a quella che vede nell’accensione del faro un elemento che serva semplicemente a rendere particolarmente solenne l’inizio della celebrazione liturgica in giorni straordinari.
Con il tempo, il faro si trasformò da una corona di lampade a un globo di bambagia, appeso all’ingresso del presbiterio, a cui il celebrante stesso da fuoco con tre candeline accese fissate sulla sommità di un’asta, al termine della processione iniziale e del tradizionale canto dei 12 Kyrie eléison, prima di salire all’altare. In questo caso, il significato del rito allude al sacrificio della vita da parte del Martire.

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