S. EUSTACHIO

20 SettembreGuglia transetto sud-G33
Città di cui è il patrono (patrocinio): Cacciatori e guardiacaccia, Patrono della città di Matera Emblema: Cerva, palma
Vissuto a Roma a cavallo tra il I e il II secolo, Eustachio è stato un martire romano: la leggenda vuole che prima della conversione il suo nome fosse Placido, generale al servizio di Traiano. Un giorno si trovava a caccia, inseguendo uno splendido cervo e, quasi in procinto di uccidere l’animale, Placido ebbe come una visione: tra le corna del cervo apparve una croce luminosa e la figura di Gesù Cristo che gli si rivolgeva, dicendogli ‹‹Placido perché mi perseguiti? Io sono Gesù che tu onori senza sapere››. Questo episodio lo spinse alla conversione e da quel momento il suo nome fu Eustachio, dal greco colui che è “ricco di spighe”. Dopo che si convertirono anche la moglie e i due figli, ebbero però inizio una serie di sfortunate vicende: perso ogni bene, emigrò in Egitto, ma durante il viaggio la sua famiglia fu divisa, la moglie trattenuta dal capitano della nave, i figli rapiti dalle fiere non appena sbarcati. Così per quindici anni visse da solo in un villaggio chiamato Badisso finché l’imperatore Traiano non lo mandò a chiamare: i Barbari avevano invaso l’impero, egli aveva bisogno di lui. Tornato nel suo ruolo di comandante, arruolò come sottoufficiali due uomini robusti e valorosi, senza rendersi conto che in realtà si trattava dei suoi due figli sopravvissuti. Quando la guerra fu vinta, la famiglia riuscì a ricongiungersi, ma Traiano morì e gli successe Adriano che ordinò un rito di ringraziamento nel tempio di Apollo per aver vinto la guerra. Anche Eustachio presenziò alla cerimonia, ma si rifiutò di sacrificare agli dei e per questo venne condannato a morte insieme ai suoi familiari.L’autore della statua posta in cima alla guglia G33 è Grazioso Rusca, proto statuario della Veneranda Fabbrica del Duomo nei primi anni del XIX secolo. L’opera fu realizzata nel 1813. Sant’Eustachio è qui rappresentato come un uomo barbuto, mano destra poggiata sul fianco mentre con la sinistra pare stia impugnando un’arma invisibile, forse potrebbe essere una lancia, nel tempo poi rimossa.