Etimologia:
Deriva dal latino Blasius, a sua volta proveniente dal greco Blásios (Βλάσιος), e significa “balbuziente”.
Poche sono le informazioni a noi arrivate sulla vita di San Biagio, ma è tradizionalmente ricordato come vescovo della comunità di Sebaste in Armenia al tempo della pax costantiniana. Il suo martirio avvenne infatti intorno al 316, ed è legato agli scontri tra Occidente (Costantino) e Oriente (Licinio). Quando fu catturato dai romani venne picchiato e scorticato vivo con dei pettini in ferro, e poi decapitato per aver rifiutato l’abiura della fede cristiana. Il suo culto è diffuso sia nella Chiesa Cattolica che in quella Ortodossa. Durante l’VIII secolo alcuni fedeli armeni portarono le sue reliquie a Maratea in Basilicata, città di cui è patrono e dove viene eretta una basilica a suo nome. San Biagio è ricordato per alcuni miracoli operati nella sua città natale, come ad esempio la guarigione di un ragazzo che aveva una lisca di pesce conficcata nella trachea: egli viene infatti tutt’oggi invocato per i mali alla gola, e per questo è uno dei santi ausiliatori a cui ci si rivolge in caso di mali particolari. San Biagio è venerato in molte città italiane e festeggiato il 3 febbraio.
Le vicende della statua nel Cantiere Duomo:
Il San Biagio che poggia oggi sulla guglia G13 è stato eseguito nel 1962 da Aldo Andreani e fa parte di quel cospicuo gruppo di statue poste sulle guglie di facciata a seguito delle distruzioni causate dai bombardamenti del 1943. Alla base della statua è anche presente un’iscrizione che ci conferma l’identità del Santo, qui rappresentato con addosso un lungo panneggio e, sopra la veste, una mantella di pelle animale. Al collo è visibile una croce e nelle mani stringe un oggetto identificabile forse con una fiaccola, uno degli emblemi che lo contraddistingue.





Tiburio

